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Quando si ha a che fare con un disagio di natura psicologica, e si pensa di intraprendere un percorso con lo psicoterapeuta, ci si aspetta che tale percorso sia lungo e complesso.

 

Questa idea è spesso frutto della convinzione che quando si vuole risolvere un problema radicato nel tempo, complicato, i cui effetti sono visibili in molteplici aspetti della propria esperienza ed esistenza, siano necessari interventi terapeutici altrettanto complicati e lunghi.

 

Alcuni approcci psicoterapici, poi, con la loro tendenza ad indagare il passato in un percorso a ritroso che non trova mai fine, hanno contribuito a confermare una tale visione.

 

Solo in epoca più recente, in coerenza con le ultime ricerche neuroscientifiche, sono andati sviluppandosi nuovi modelli di intervento grazie ai quali è possibile risolvere problemi psicologici in tempi brevi, e con risultati duraturi nel tempo. Il modello strategico è uno di questi.

 

E’ un’approccio le cui radici affondano nella Scuola di Palo Alto, e che deve le sue premesse teoriche al lavoro di M. Erickson inizialmente, e successivamente a quello di G. Bateson, P. Watzlawick e altri illustri ricercatori e studiosi della psiche. La sua efficacia, studiata su un’ampia statistica di casi clinici, è estremamente alta e i risultati sono raggiunti in tempi brevi.

 

Dalla Teoria delle catastrofi di Thom, infatti, gli interventi strategici hanno tratto il principio che anche il più piccolo cambiamento introdotto all’interno di un sistema complesso innesca una serie di reazioni a catena che tendono a sovvertirne l’equilibrio generale. Questo consente allo psicoterapeuta strategico di modificare equilibri disfunzionali anche gravi intervenendo sui circoli viziosi che li mantengono attraverso strategie mirate e successive ristrutturazioni cognitive, relazionali, emotive.